ECOSISTEMA URBANO 2018 – REGGIO EMILIA AL 24° POSTO A LIVELLO NAZIONALE

BENE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA E LE PISTE CLICABILI, MA PENALIZZATI SULLA QUALITA’ DELL’ARIA

E’ stato presentato oggi il 25° rapporto d Ecosistema Urbano l’annuale rapporto di Legambiente, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici.

Per quanto attiene Reggio Emilia (il rapporto fotografa la situazione ambientale delle città capoluogo con i dati dell’anno 2017) i dati ambientali sono positivi per la raccolta differenziata, che con l’introduzione del porta a porta passa da 59 % al 65 % fra il 2016 e il ’17, come pure restiamo i paladini della ciclabilità, con quasi 41 metri equivalenti ogni 100 abitanti (204 chilometri complessivi). Si assestano i consumi d’acqua pro/capite sui 133 litri al giorno, mentre resta molto alta la produzione di rifiuti pro/capite all’anno, sempre intorno ai 677 Kg, dovuto all’assimilazione degli speciali che vengono conferiti nello stesso sistema degli urbani. A fronte di un lieve incremento dell’utilizzo del trasporto pubblico, si registra un tasso di motorizzazione stabile a 65 auto/100 abitanti. Si vedono i primi segnali positivi sull’uso del fotovoltaico e del solare termico sugli edifici pubblici che è di 8,26 kW ogni 1000 abitanti, ben maggiore di Modena e Parma.

“I dati penalizzanti della nostra città – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – restano quelli legati alla qualità dell’aria, con una media annuale delle PM10 di 36,5 microgrammi/mc, i valori di Ozono e Biossido di azoto, testimoniati da un parco veivoli circolanti molto esteso a fronte di una leggera ripresa del trasporto pubblico, che però resta molto timida, se paragonata la dato del 1996 che era di 98 viaggi/abitante/anno. Questo dato va di pari passo con l’offeta di trasporto pubblico, che è di 26 km-vettura/abitante/anno, al pari di Modena, a ben sotto il valore di 40 di Parma.

L’alto numero di auto circolanti comporta inevitabilmente anche un alto numero di incidenti stradali con 0,64 morti ogni 10.000 abitanto e 66 feriti/10.000 abitanti.

Lo slittamento verso il basso di 10 posizioni rispetto allo scorso anno è soprattutto legato a questi paramentri, come anche al fatto che alcune città hanno messo in atto politiche ambientali più incisive che hanno penalizzato le realtà che sono rimaste ferme o quasi.

Resta quindi prioritario – conclude Becchi - investire sul trasporto pubblico, considerato che l’investimento su nuove strade non ha di fatto prodotto negli altimi 15/20 anni nessun miglioramento della qualità dell’aria, dipendente dai soli fenomeni atmosferici e sulle aree verdi fruibili, ferme armai da alcuni anni al valore di 58 mq/abitante, creando dei polmoni verdi intorno alla città che contribuiscano a mitigare gli effetti dell’inquinamento atmosferico”.

 

 

Il Riciclo, mercatino del riuso di Legambiente

In considerazione delle nuove norme chi dovrebbero uscire a breva da parte della regione Emilia romagna riguardanti i mercatini del riuso, il nostro primo mercatino Il Riciclo al parcheggio della Polveriera nel 2020 si terrà domenica 17 maggio (previa autorizzazione da parte dell'amministrazione comunale di Reggio Emilia).

Tutti coloro che intendono partecipare al mercatino "Il Riciclo" di Legambiente Reggio Emilia devono REGISTRARSI preventivamente sul sito http://mercatini.legambientereggioemilia.it compilando i dati richiesti. Seguirà da parte di Legambiente la conferma della avvenuta registrazione. La registrazione - e solo questa- da la possibilità d'iscriversi ai mercatini alla data e ora di volta in volta stabiliti durante l'anno.

Comunicati Stampa

“Probabilmente dovremo rassegnarci ancora a conviverci per molti anni con questo fenomeno – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – se anche nell’anno del lockdown (il 2020 appunto) i livelli delle polveri fini hanno fatto registare 61 sforamenti nella centralina di Viale Timavo a Reggio del limite consentito della concentrazione di 50 microgrammi/metro cubo. Come per gli anni precedenti gli unici fattori che riducono e dedidono i livelli di inquinanti nel bacino padano sono il rimescolamento dell’aria dovuto ai venti e la pulizia della stessa per la pioggia. A seconda di questi due fenomeni si alzano e abbassano i livelli delle polveri".

Se leggiamo i dati degli ultimi 10 anni infatti l’unica correlazione possibile resta quella del meteo, mentre sono del tutto ininfluenti le misure di contenimento proposte dagli enti pubblici sia alivello regionale che locale: l’abbiamo visto durante il periodo del confinamento primaverile, dove nonostante il bassissimo livello di traffico veicolare si sono registrati casi di superamento della soglia consentita. Se alcuni inquinanti in questo periodo si erano molto ridotti (come ossidi di azoto e benzene) altri hanno avuto andamenti diversi, come l’ammoniaca, generata soprattutto dall’agricoltura, settore non toccato dal confinamento e le stesse polveri fini, che hanno risentito in negativo del maggior uso del riscaldamento domestico e dell’uso delle biomasse, facendo registare casi di superamento della soglia consentita. L’origine mista delle PM10, derivata da fonti primarie e secondarie, ha risentito infatti negativamente di condizioni di stabilità atmosferica, che generano un ristagno degli inquinanti.

Di questa pochezza delle politiche ambientali sulla qualità dell’aria nel bacino padano se ne è accorta anche la Corte di Giustizia dell’UE che a novembre ha condannato l’Italia poiché i valori limite del Pm10 sono stati superati in maniera "sistematica e continuata" tra il 2008 e il 2017 e non sono stati presi provvedimenti efficaci.

“Piantare alberi come si sta facendo anche a Reggio è certamente utile e importante – conclude Becchi – ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non si interviene con politiche sul clima molto più incisive e radicali, utilizzando anche i finanziamenti del Recovery Fund, che rendano il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura ed investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Solo in questo modo si potrà avere un bacino padano che possa dare ai suoi cittadini una qualità dell’aria accettabile, senza costringerli a dovere aspettare solo il vento e la pioggia come accaduto in questi ultimi anni”.

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