Reggio Emilia 7 luglio 2010

VIABILITA' A RIVALTA - NON SERVONO PALLIATIVI MA UNA VERA SOLUZIONE TRASPORTISTICA

 

"Quello che finora è stato proposto - dichiara il dott. Massimo Becchi Presidente di Legambiente Reggio Emilia - più che una soluzione trasportistica per i problemi di Rivalta sembra solo un pagliativo frutto di una povertà di idee a dir poco sconsolante. Rivalta vede convergere nella sua piccola rotonda la statale 63 e l’asse della Val’d’Enza che portano circa 2650 auto a transitare nell’ora di punta (7,30-8,30). Dalla montagna arrivano poco più di 400 auto, mentre 1150 circa arrivano dalla Val d’Enza. Questi dati sono il frutto di analisi fatte fare dal Comune a ditte specializzate sia nel 2007 che nel 2009. Appare quindi anomalo che il Comune proponga di deviare il flusso minore con una bretellina che dalla statale per la montagna lo scarica su via del Buracchione senza considerare che intanto il centro di Rivalta avrebbe un calo stimato solo del 4-5 % delle auto, mentre tutto il resto resterebbe immutato. Quello che serve per risolvere il problema trasportistico a Rivalta è togliere il traffico della Val d’Enza portandolo direttamente sulla ex statale 63 e parte di quello della montagna, che può essere fatto con un parcheggio scambiatore all’altezza della vasca di Corbelli e in aggiunta eventualmente ad una terza corsia a fianco della strada esistente che si raccordi con via del Buracchione. Quello che si è fatto fino ad oggi è stato tentare invano di utilizzare l’asse e l'aveo del Crostolo per creare una viabilità alternativa, che puntualmente si è scontrato con vincoli urbanistici ed ambientali, tanto che dalle prime discussione a metà degli anni ’90 si sta ancora ragionando di questo problema. Sarebbe stato molto più semplice passare ad ovest di Rivalta, verso al Val d’Enza dove l’orografia del terreno permette di costruire una strada in trincea e con un tunnel passare sotto la zona della chiesa di Rivalta per allacciarsi poi all’asse della Val d’Enza. Ormai sempre più soluzioni viabilistiche a Reggio dovranno fare i conti con il costruito e la necessità di realizzare dei tunnel sarà inevitabile, soluzioni più costose delle tradizionali ma di minor impatto ambientale e sociale".

Resta il fato che comunque si ragioni sempre e solo di investire soldi in nuove strade, molte delle quali i reggiani non hanno capito a chi servono. E' il caso della tangenziale di Canali e della viabilità sud di Reggio, realizzate seguando logiche vecchie e miopi che hanno fatto sperperare denaro pubblico senza risolvere i problemi, mentre gli autobus restano bloccati nel traffico, con una media di 21,77 km/h nel 2009 ovvero poco dissimile da una bicicletta, e un calo costante degli utenti passati da 98 viaggi/anno per abitante ai 73 del 2009, situazione che si traduce in una copertura dei costi del solo 26,7 % attraverso i titoli di viaggio.

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Il Riciclo, mercatino del riuso di Legambiente

In considerazione delle nuove norme chi dovrebbero uscire a breva da parte della regione Emilia romagna riguardanti i mercatini del riuso, il nostro primo mercatino Il Riciclo al parcheggio della Polveriera nel 2020 si terrà domenica 17 maggio (previa autorizzazione da parte dell'amministrazione comunale di Reggio Emilia).

Tutti coloro che intendono partecipare al mercatino "Il Riciclo" di Legambiente Reggio Emilia devono REGISTRARSI preventivamente sul sito http://mercatini.legambientereggioemilia.it compilando i dati richiesti. Seguirà da parte di Legambiente la conferma della avvenuta registrazione. La registrazione - e solo questa- da la possibilità d'iscriversi ai mercatini alla data e ora di volta in volta stabiliti durante l'anno.

Comunicati Stampa

“Probabilmente dovremo rassegnarci ancora a conviverci per molti anni con questo fenomeno – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – se anche nell’anno del lockdown (il 2020 appunto) i livelli delle polveri fini hanno fatto registare 61 sforamenti nella centralina di Viale Timavo a Reggio del limite consentito della concentrazione di 50 microgrammi/metro cubo. Come per gli anni precedenti gli unici fattori che riducono e dedidono i livelli di inquinanti nel bacino padano sono il rimescolamento dell’aria dovuto ai venti e la pulizia della stessa per la pioggia. A seconda di questi due fenomeni si alzano e abbassano i livelli delle polveri".

Se leggiamo i dati degli ultimi 10 anni infatti l’unica correlazione possibile resta quella del meteo, mentre sono del tutto ininfluenti le misure di contenimento proposte dagli enti pubblici sia alivello regionale che locale: l’abbiamo visto durante il periodo del confinamento primaverile, dove nonostante il bassissimo livello di traffico veicolare si sono registrati casi di superamento della soglia consentita. Se alcuni inquinanti in questo periodo si erano molto ridotti (come ossidi di azoto e benzene) altri hanno avuto andamenti diversi, come l’ammoniaca, generata soprattutto dall’agricoltura, settore non toccato dal confinamento e le stesse polveri fini, che hanno risentito in negativo del maggior uso del riscaldamento domestico e dell’uso delle biomasse, facendo registare casi di superamento della soglia consentita. L’origine mista delle PM10, derivata da fonti primarie e secondarie, ha risentito infatti negativamente di condizioni di stabilità atmosferica, che generano un ristagno degli inquinanti.

Di questa pochezza delle politiche ambientali sulla qualità dell’aria nel bacino padano se ne è accorta anche la Corte di Giustizia dell’UE che a novembre ha condannato l’Italia poiché i valori limite del Pm10 sono stati superati in maniera "sistematica e continuata" tra il 2008 e il 2017 e non sono stati presi provvedimenti efficaci.

“Piantare alberi come si sta facendo anche a Reggio è certamente utile e importante – conclude Becchi – ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non si interviene con politiche sul clima molto più incisive e radicali, utilizzando anche i finanziamenti del Recovery Fund, che rendano il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura ed investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Solo in questo modo si potrà avere un bacino padano che possa dare ai suoi cittadini una qualità dell’aria accettabile, senza costringerli a dovere aspettare solo il vento e la pioggia come accaduto in questi ultimi anni”.

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