Bosco Urbano

Il bosco urbano di Reggio Emilia è situato nella zona nord della città, accanto all'abitato di San Prospero Strinati, in un'area di 32 ettari, nella quale si trovano 6500 piante, 900 piantine disposte a siepe e 380 alberi adulti.

Il bosco rinasce a zone: da una parte viene impiantato un bosco che riproduce la nascita in natura (zona di rinaturalizzazione) e dall'altra parte viene messo un bosco già "grande" e pronto per essere guardato ed abitato (zona pronto effetto).

All'interno dell'area si trovano numerose tipologie di piante:

  • Acer opalus (acero opalo)
  • Acer campestre (acero campestre)
  • Alnus glutinosa (ontano nero)
  • Carpinus betulus (carpino bianco)
  • Cornus mas (corniolo maschio)
  • Corylus avellana (nocciolo)
  • Crataegus spp. (biancospino)
  • Fraxinus angustifolia (frassino ossiilio)
  • Fraxinus excelsior (frassino maggiore)
  • Juniperus communis (ginepro)
  • Laburnum anagyroides (maggiociondolo)
  • Malus sylvestris (melo selvatico)
  • Ostrya carpinifolia (carpino nero)
  • Pinus sylvestris (pino silvestre)
  • Populus alba (pioppo alba)
  • Populus nigra (pioppo nero)
  • Populus tremula (pioppo tremolo)
  • Prunus avium (ciliegio dolce)
  • Prunus spinosa (prugnolo)
  • Pyrus pyraster (pero selvatico)
  • Quercus cerris (cerro)
  • Quercus ilex (leccio)
  • Quercus petraea (rovere)
  • Quercus pubescens (roverella)
  • Quercus robur (farnia)
  • Salix alba (salice bianco)
  • Salix fragilis (salice fragile)
  • Salix trianda (salice da ceste)
  • Sambucus nigra (sambuco)
  • Sorbus domestica (sorbo domestico)
  • Taxus baccata (tasso)
  • Tilia cordata (tiglio)
  • Tilia platyphylos (tiglio)
  • Ulmus campestris (olmo)
  • Ginkgo biloba (ginkgo)

Le siepi sono costituite prevalentemente da specie vegetali arboree ed arbustive. Offrono una notevole varietà di habitat, ospitando e proteggendo numerose specie animali che nell'attuale paesaggio agricolo sono spesso minacciate. Le principali essenze sono:
  • Cornus sanguinea (sanguinello)
  • Corylus avellana (nocciolo)
  • Frangula alnus (frangola)
  • Salix trianda (salice da ceste)
  • Salix fragilis (salice fragile)

Le zone umide sono ambienti caratterizzati da ampi specchi d'acqua, ricchi di vegetazione sommersa; nell'intrico di radici, fusti e foglie trovano riparo da predatori numerosi organismi acquatici (invertebrati, larve di anfibi, avannotti e pesci adulti). Intorno agli specchi d'acqua è presente una vegetazione idrofila. Le principali essenze sono:
  • Salix alba (salice bianco)
  • Fraxinus angustifolia (frassino ossifilloum)
  • Ulmus campestris (olmo)
  • Alnus glutinosa (ontano nero)
  • Quercus robur (farnia)
  • Populus nigra (pioppo nero)

Legambiente e l'associazione Amici del Bosco Urbano da tempo lavorano per mantenere pulito questo polmone verde alle porte della città, organizzando varie iniziative. Vieni a visitare il bosco e a respirare sana aria pulita!

 

Il Riciclo, mercatino del riuso di Legambiente

In considerazione delle nuove norme chi dovrebbero uscire a breva da parte della regione Emilia romagna riguardanti i mercatini del riuso, il nostro primo mercatino Il Riciclo al parcheggio della Polveriera nel 2020 si terrà domenica 17 maggio (previa autorizzazione da parte dell'amministrazione comunale di Reggio Emilia).

Tutti coloro che intendono partecipare al mercatino "Il Riciclo" di Legambiente Reggio Emilia devono REGISTRARSI preventivamente sul sito http://mercatini.legambientereggioemilia.it compilando i dati richiesti. Seguirà da parte di Legambiente la conferma della avvenuta registrazione. La registrazione - e solo questa- da la possibilità d'iscriversi ai mercatini alla data e ora di volta in volta stabiliti durante l'anno.

Comunicati Stampa

“Probabilmente dovremo rassegnarci ancora a conviverci per molti anni con questo fenomeno – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – se anche nell’anno del lockdown (il 2020 appunto) i livelli delle polveri fini hanno fatto registare 61 sforamenti nella centralina di Viale Timavo a Reggio del limite consentito della concentrazione di 50 microgrammi/metro cubo. Come per gli anni precedenti gli unici fattori che riducono e dedidono i livelli di inquinanti nel bacino padano sono il rimescolamento dell’aria dovuto ai venti e la pulizia della stessa per la pioggia. A seconda di questi due fenomeni si alzano e abbassano i livelli delle polveri".

Se leggiamo i dati degli ultimi 10 anni infatti l’unica correlazione possibile resta quella del meteo, mentre sono del tutto ininfluenti le misure di contenimento proposte dagli enti pubblici sia alivello regionale che locale: l’abbiamo visto durante il periodo del confinamento primaverile, dove nonostante il bassissimo livello di traffico veicolare si sono registrati casi di superamento della soglia consentita. Se alcuni inquinanti in questo periodo si erano molto ridotti (come ossidi di azoto e benzene) altri hanno avuto andamenti diversi, come l’ammoniaca, generata soprattutto dall’agricoltura, settore non toccato dal confinamento e le stesse polveri fini, che hanno risentito in negativo del maggior uso del riscaldamento domestico e dell’uso delle biomasse, facendo registare casi di superamento della soglia consentita. L’origine mista delle PM10, derivata da fonti primarie e secondarie, ha risentito infatti negativamente di condizioni di stabilità atmosferica, che generano un ristagno degli inquinanti.

Di questa pochezza delle politiche ambientali sulla qualità dell’aria nel bacino padano se ne è accorta anche la Corte di Giustizia dell’UE che a novembre ha condannato l’Italia poiché i valori limite del Pm10 sono stati superati in maniera "sistematica e continuata" tra il 2008 e il 2017 e non sono stati presi provvedimenti efficaci.

“Piantare alberi come si sta facendo anche a Reggio è certamente utile e importante – conclude Becchi – ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non si interviene con politiche sul clima molto più incisive e radicali, utilizzando anche i finanziamenti del Recovery Fund, che rendano il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura ed investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Solo in questo modo si potrà avere un bacino padano che possa dare ai suoi cittadini una qualità dell’aria accettabile, senza costringerli a dovere aspettare solo il vento e la pioggia come accaduto in questi ultimi anni”.

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