Reggio Emilia 13 gennaio 2011

ASSURDA LA RIAPERTURA ALLA CACCIA AL CAPRIOLO IN MONTAGNA

Legambiente è dal 2008 che chiede di rivedere e ridurre la pressione venatoria sul capriolo nell’ambito montano dell’ ATC4 per il timore, che allora sembrava assurdo, di una drastica riduzione del numero di animali di questa specie – dichiara il Presidente di Legambiente Reggio Emilia Massimo Becchi - e per questi stessi motivi abbiamo chiesto la sospensione della caccia ai piccoli e alle femmine che doveva iniziare il 1° di gennaio di quest’anno.
Nei censimenti primaverili i selettori hanno contato circa 5.000 caprioli prendendo atto finalmente di un sentimento comune ai cittadini e cacciatori, ovvero di un drastico calo del numero di questi animali nella nostra montagna. Non a caso a dicembre l’ATC4 “Montagna” ha deciso di effettuare un ulteriore censimento (mai fatto in anni passati e pertanto senza dati di confronto analoghi), conteggio effettuato sia sulla presenza dei maschi che delle femmine, con risultati a dir poco preoccupanti, censendo solo circa 1.000 animali.
Per questo motivo il consiglio direttivo dell’ ATC4 ha deciso di sospendere gli abbattimenti a seguito del drastico calo di questo animale che sta avvenendo dallo scorso anno. Precedentemente questo cervide ha subito infatti forti abbattimenti, massima moria a causa della dissenteria, presenti anche oggi,
A fronte di questa situazione e del fatto che le associazioni agricole lamentano (come sempre da anni con una litania ormai diventata insopportabile e anacronistica) i “soliti” danni dovuti alla presenza dei caprioli – continua Becchi – è necessario che queste richieste vengano supportate da censimenti, anche a carico delle associazioni agricole stesse, che diano una validazione scientifica alla richiesta di apertura della caccia al capriolo. Francamente dei pressappochismi o del “sentimento” non sappiamo cosa farcene, quanto occorre gestire con la caccia di selezione una specie animale, metodo di caccia che implica dei censimenti e dei controlli. Se anche noi accettiamo come validi questi dati lo devono essere per tutti.
Resta poi il nodo irrisolto della patologia che affligge i caprioli, forse anche trasmessagli dai bovini con cui accidentalmente sono venuti a contatto. Se si teme il diffondersi della Clostridiosi, spore che vivono sul terreno estremamente pericolose e che possono infettare gli animali, a questo punto occorre sapere se sono stati fatti controlli in questo senso e se è stata trovata nel capriolo, ma anche nel bovino. Il capriolo è stato decimato anche da inverni rigiri, dal randagismo e dal bracconaggio.
Siamo – conclude Becchi – quindi favorevoli a lasciar chiusa la caccia al capriolo in ATC4 (in tal senso ci siamo anche espressi con la nostra delegata in consiglio) e chiediamo all’ Assessore Gennari, responsabile di questo delicato comparto, oltre che di avvalorare questa richiesta di non procedere agli abbattimenti degli animali in pianura, finora vietato, ma di catturarli e portarli dove possono essere immessi in un habitat idoneo, in quanto la caccia in pianura proprio per la fitta rete urbanistica è pericolosa anche se si procede con un piano di prelievo in controllo.

L’ufficio stampa. 348-7419763

 

Il Riciclo, mercatino del riuso di Legambiente

In considerazione delle nuove norme chi dovrebbero uscire a breva da parte della regione Emilia romagna riguardanti i mercatini del riuso, il nostro primo mercatino Il Riciclo al parcheggio della Polveriera nel 2020 si terrà domenica 17 maggio (previa autorizzazione da parte dell'amministrazione comunale di Reggio Emilia).

Tutti coloro che intendono partecipare al mercatino "Il Riciclo" di Legambiente Reggio Emilia devono REGISTRARSI preventivamente sul sito http://mercatini.legambientereggioemilia.it compilando i dati richiesti. Seguirà da parte di Legambiente la conferma della avvenuta registrazione. La registrazione - e solo questa- da la possibilità d'iscriversi ai mercatini alla data e ora di volta in volta stabiliti durante l'anno.

Comunicati Stampa

“Probabilmente dovremo rassegnarci ancora a conviverci per molti anni con questo fenomeno – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – se anche nell’anno del lockdown (il 2020 appunto) i livelli delle polveri fini hanno fatto registare 61 sforamenti nella centralina di Viale Timavo a Reggio del limite consentito della concentrazione di 50 microgrammi/metro cubo. Come per gli anni precedenti gli unici fattori che riducono e dedidono i livelli di inquinanti nel bacino padano sono il rimescolamento dell’aria dovuto ai venti e la pulizia della stessa per la pioggia. A seconda di questi due fenomeni si alzano e abbassano i livelli delle polveri".

Se leggiamo i dati degli ultimi 10 anni infatti l’unica correlazione possibile resta quella del meteo, mentre sono del tutto ininfluenti le misure di contenimento proposte dagli enti pubblici sia alivello regionale che locale: l’abbiamo visto durante il periodo del confinamento primaverile, dove nonostante il bassissimo livello di traffico veicolare si sono registrati casi di superamento della soglia consentita. Se alcuni inquinanti in questo periodo si erano molto ridotti (come ossidi di azoto e benzene) altri hanno avuto andamenti diversi, come l’ammoniaca, generata soprattutto dall’agricoltura, settore non toccato dal confinamento e le stesse polveri fini, che hanno risentito in negativo del maggior uso del riscaldamento domestico e dell’uso delle biomasse, facendo registare casi di superamento della soglia consentita. L’origine mista delle PM10, derivata da fonti primarie e secondarie, ha risentito infatti negativamente di condizioni di stabilità atmosferica, che generano un ristagno degli inquinanti.

Di questa pochezza delle politiche ambientali sulla qualità dell’aria nel bacino padano se ne è accorta anche la Corte di Giustizia dell’UE che a novembre ha condannato l’Italia poiché i valori limite del Pm10 sono stati superati in maniera "sistematica e continuata" tra il 2008 e il 2017 e non sono stati presi provvedimenti efficaci.

“Piantare alberi come si sta facendo anche a Reggio è certamente utile e importante – conclude Becchi – ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non si interviene con politiche sul clima molto più incisive e radicali, utilizzando anche i finanziamenti del Recovery Fund, che rendano il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura ed investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Solo in questo modo si potrà avere un bacino padano che possa dare ai suoi cittadini una qualità dell’aria accettabile, senza costringerli a dovere aspettare solo il vento e la pioggia come accaduto in questi ultimi anni”.

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