Reggio Emilia 2 dicembre 2011

FUTURO DEI PARCHI REGIONALI A RISCHIO: LE RICHIESTE DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA' - LA PROVINCIA PRENDA POSIZIONE

Il futuro dei Parchi in Emilia-Romagna è a rischio e la nuova legge che la Regione intende approvare non dà le garanzie necessarie alla tutela del grande patrimonio naturalistico oggi in gioco. Questo in sintesi il senso delle osservazioni presentate da Legambiente all'udienza conoscitiva svoltasi lunedì 28 novembre presso la Regione.

“Le aree protette anche della nostra provincia – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia - soffrono le pressioni di un territorio che negli ultimi trent’anni da un lato ha visto un progressivo abbandono di molte aree con relativa perdita di biodiversità, e dall'altro ha dovuto sostenere uno sviluppo economico sempre più forzato dalla competizione internazionale, senza tuttavia poter contare su un corrispondente incremento della percentuale di territorio protetto (un misero 8% a fronte dell'11 % nazionale e un obiettivo globale del 17%), o di personale dedicato e strutture adeguate per raggiungere gli obiettivi di frenare il consumo di suolo.

Oggi parchi e riserve in Emilia-Romagna costano circa 10 milioni di euro all’anno, suddivisi tra Regione, Province, Comunità Montane e Comuni. Con questi soldi vengono svolte moltissime attività: pianificazione, amministrazione, manutenzione, vigilanza, progettazione, gestione della fauna e tanto altro, su circa 153.000 ettari di territorio. Sul bilancio della Regione le aree protette hanno un peso pari allo 0,03%: pari a 2 euro e 25 centesimi all’anno per abitante. Lo stesso costo annuale di tutte le aree protette regionali equivale a 200 metri di una delle tante nuove autostrade che stiamo per finanziare sullo stesso territorio.

Il nuovo sistema potrà contare su 78 addetti: un dipendente ogni 3.641 ettari di territorio protetto. Il personale addetto alla vigilanza sarà invece di un guardiaparco ogni 40.000 ettari, corrispondenti al triplo dell’intero comune di Bologna, ma distribuiti in. modo molto più sparso. La Regione non ha ancora spiegato il motivo per cui ha scelto la strada complicata ed incerta di cinque nuove “macroaree”, senza alcun legame reale con l'ambiente e il territorio, anziché affidarsi a criteri scientifici e più' adeguati ai fini della conservazione della natura. La cosiddetta “riorganizzazione” dei parchi assomiglia più ad una “disorganizzazione”, soprattutto se saranno confermate la possibilità delle Province di non trasferire alle "macroaree" le proprie funzioni di gestione dei Siti Natura 2000, e l'esclusione dagli enti di gestione delle associazioni ambientaliste e di altre categorie.

“Più che di riorganizzazione sembra una destrutturazione del sistema delle aree protette – conclude Becchi -: la nostra associazione gestisce da oltre un decennio la Riserva Orientata dei Fontanili di Corte Valle Re, in collaborazione con il Comune di Campegine e nulla è dato di sapere del futuro di quest’area protetta, che conserva uno degli ultimi sistemi di fontanili della nostra regione. E’ inoltre assordante il silenzio della Provincia che ha già dimostrato di non interessarsi del sistema delle aree protette, smantellando l’ufficio parchi, ridotto al lumicino. Chiediamo all’Assessore Tutino di chiarirci se la Provincia ritiene di continuare a gestire le riserve naturali ora di sua competenza o se le vorrà delegare al futuro ente di gestione sovra provinciale, vanificando il lavoro dei volontari e di chi in questi anni ha creduto nella conservazione della biodiversità. Chiediamo inoltre un momento congiunto di discussione anche con i Comuni interessati sia dalle Riserve regionali (Campegine, Canossa e Rubiera) che da tutte le altre realtà appartenenti alla Rete Natura 2000, comprendente i siti SIC e ZPS della nostra provincia”.

L’ufficio stampa: 348.7419763

 

Il Riciclo, mercatino del riuso di Legambiente

In considerazione delle nuove norme chi dovrebbero uscire a breva da parte della regione Emilia romagna riguardanti i mercatini del riuso, il nostro primo mercatino Il Riciclo al parcheggio della Polveriera nel 2020 si terrà domenica 17 maggio (previa autorizzazione da parte dell'amministrazione comunale di Reggio Emilia).

Tutti coloro che intendono partecipare al mercatino "Il Riciclo" di Legambiente Reggio Emilia devono REGISTRARSI preventivamente sul sito http://mercatini.legambientereggioemilia.it compilando i dati richiesti. Seguirà da parte di Legambiente la conferma della avvenuta registrazione. La registrazione - e solo questa- da la possibilità d'iscriversi ai mercatini alla data e ora di volta in volta stabiliti durante l'anno.

Comunicati Stampa

“Probabilmente dovremo rassegnarci ancora a conviverci per molti anni con questo fenomeno – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – se anche nell’anno del lockdown (il 2020 appunto) i livelli delle polveri fini hanno fatto registare 61 sforamenti nella centralina di Viale Timavo a Reggio del limite consentito della concentrazione di 50 microgrammi/metro cubo. Come per gli anni precedenti gli unici fattori che riducono e dedidono i livelli di inquinanti nel bacino padano sono il rimescolamento dell’aria dovuto ai venti e la pulizia della stessa per la pioggia. A seconda di questi due fenomeni si alzano e abbassano i livelli delle polveri".

Se leggiamo i dati degli ultimi 10 anni infatti l’unica correlazione possibile resta quella del meteo, mentre sono del tutto ininfluenti le misure di contenimento proposte dagli enti pubblici sia alivello regionale che locale: l’abbiamo visto durante il periodo del confinamento primaverile, dove nonostante il bassissimo livello di traffico veicolare si sono registrati casi di superamento della soglia consentita. Se alcuni inquinanti in questo periodo si erano molto ridotti (come ossidi di azoto e benzene) altri hanno avuto andamenti diversi, come l’ammoniaca, generata soprattutto dall’agricoltura, settore non toccato dal confinamento e le stesse polveri fini, che hanno risentito in negativo del maggior uso del riscaldamento domestico e dell’uso delle biomasse, facendo registare casi di superamento della soglia consentita. L’origine mista delle PM10, derivata da fonti primarie e secondarie, ha risentito infatti negativamente di condizioni di stabilità atmosferica, che generano un ristagno degli inquinanti.

Di questa pochezza delle politiche ambientali sulla qualità dell’aria nel bacino padano se ne è accorta anche la Corte di Giustizia dell’UE che a novembre ha condannato l’Italia poiché i valori limite del Pm10 sono stati superati in maniera "sistematica e continuata" tra il 2008 e il 2017 e non sono stati presi provvedimenti efficaci.

“Piantare alberi come si sta facendo anche a Reggio è certamente utile e importante – conclude Becchi – ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non si interviene con politiche sul clima molto più incisive e radicali, utilizzando anche i finanziamenti del Recovery Fund, che rendano il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura ed investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Solo in questo modo si potrà avere un bacino padano che possa dare ai suoi cittadini una qualità dell’aria accettabile, senza costringerli a dovere aspettare solo il vento e la pioggia come accaduto in questi ultimi anni”.

L’ufficio stampa: 348.7419763